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Spunti di riflessione sull’incontro con l’autrice Francesca Magni

 

L’incontro con l’autrice, Francesca Magni, e l’interpretazione di Stefano Grignani di brani tratti dal libro “Il bambino che disegnava parole” hanno regalato, venerdì 12 ottobre, momenti di commozione, di divertimento e soprattutto di riflessione agli insegnanti intervenuti in sala, per il primo dei tre incontri di formazione sui DSA, organizzato dall’ISA 11.

Il romanzo, che ha il pregio di portare il lettore direttamente nelle pieghe della famiglia del protagonista, mostra dall’interno cosa voglia dire assistere e supportare un giovane dislessico nelle sue “dis-avventure” scolastiche, il tutto affrontato senza vittimismo o compatimento, né celebrazioni ed esaltazione della dislessia. La storia di Teo è diventata uno spunto di dibattito sulla tematica dei DSA, sulla eterogeneità delle caratteristiche e dei bisogni delle persone con dislessia. E’ emerso che non esistono ricette precostituite valide per tutti gli studenti con DSA:  misure e metodologie essenziali per uno, possono rivelarsi improduttive per altri, perché ognuno è diverso, apprende in modo diverso e anche la dislessia si coniuga in molti modi. Smontare la didattica per rimontarla a misura di ciascuno è una prassi essenziale per questi studenti, ma può rivelarsi utile anche per l’intera classe. La possibilità, per tutti, di utilizzare strumenti e metodologie mirate, è la sfida che la scuola deve affrontare per uscire da una didattica basata principalmente sulla memoria fonologica, che avvantaggia alcuni a scapito di molti. Questo tipo di prospettiva, che ribalta il modo di concepire e di fare la scuola, tutela le diversità cognitive e gli stili di apprendimento di ogni ragazzo, liberando gli studenti con BES dalle etichette e dallo stigma che ancora subiscono da parte di compagni e insegnanti.  

L’aspetto che ha davvero colpito e stupito della storia di Teo è l’età in cui il suo “problema” scolastico trova finalmente un nome: dodici anni e mezzo. Quasi sette anni di scuola durante i quali Teo è stato considerato brillante e colto, ma eccentrico e svogliato. Sette anni in cui il non vedersi riconosciuto ha portato Teo a provare un forte risentimento nei confronti della scuola. Tutti ci siamo chiesti come sia stato possibile che i colleghi non abbiano colto i segnali che Teo mandava loro. Purtroppo accade spesso, con bambini dotati di una viva intelligenza e curiosità, che i problemi siano visti dagli insegnanti o dai genitori come difficoltà destinate ad attenuarsi con la crescita o dovute a pigrizia. Tuttavia, lungi dal risolversi col tempo, esse si fanno più pressanti e, man mano che le cose si complicano, l’intelligenza, la curiosità e l’intuito non bastano più a sostenere lo studio. Il mancato riconoscimento delle proprie caratteristiche, il non riuscire ad adattarsi alle richieste dell’insegnante e la conseguente frustrazione portano il bambino a convincersi di non potercela fare e che ogni sforzo sia inutile, degenerando velocemente nella “profezia che si auto-avvera”: non riesco, quindi sono un incapace, sono un incapace, quindi smetto di provarci tanto non sarò mai all’altezza delle aspettative. Questo ci richiama alla necessità di screening precoci, per poter riconoscere il prima possibile gli alunni con DSA in modo da attivare per tempo percorsi di abilitazione.

Durante l’incontro è stata, infine, ribadita la necessità di una triangolazione costante tra gli attori in causa: docenti adeguatamente formati ed informati, genitori e studenti. Una triangolazione fatta di osservazione e dialogo, basata su una reale formazione che partendo dalla scuola arrivi alla famiglia.

Il fatto che la sala fosse gremita dimostra quanto la nostra provincia sia attenta al tema e quanta voglia ci sia di un confronto vero e concreto sull’argomento.

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